AlLuce

Ho la faccia stanca e la schiena a pezzi. Sto scrivendo ogni giorno, come mi ero ripromessa, anche se a conti fatti la cosa non allevia la noia delle mie giornate, almeno per ora. Rimango comunque ottimista, rimango appesa al mio sogno e sentire le mie dita picchiettare sulla tastiera è una gioia che mi rilassa completamente, come ascoltare le boccucce dei miei gatti quando mangiano. Al lavoro, cambiata mansione, contavo di ritrovarmi per le mani una miniera di soggetti cui ispirarmi e così è stato. Non sono certo una carrierista e non potrei mai pensare ai miei clienti come a mucche da mungere; se mai penso a loro come a, nell’ordine: 1.soggetti da aiutare a condurre con successo le loro imprese (pur nel mio piccolo, anzi nel mio piccolissimo,  la cosa è piuttosto esaltante. Ebbene sì, il mio lavoro non fa così schifo come mi diverto a far credere); 2. fonti cui attingere per i miei scritti, ça va sans dire. D’altronde sono costretta nel mio ufficio per troppe ore, per troppi giorni, dove altro potrei cercare?  Una volta una cliente mi disse: “Sa che faccio sempre fatica a ricordare il suo nome? Non so mai se si chiama Alcesti o Luce.” Lo trovai un complimento straordinario, uno dei più belli mai ricevuti. E ogni volta che qualcuno entra nel mio ufficio per qualsivoglia ragione, punto ai suoi occhi e cerco la sua storia, la sua luce.

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